Il 4 marzo, le Forze di Difesa Israeliane, le Idf, hanno sferrato un colpo potenzialmente letale alla catena di comando iraniana. Diversi attacchi mirati hanno colpito complessi militari situati nel sud-est di Teheran, aree che ospitano il quartier generale dei servizi segreti e delle sezioni d'élite del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Mentre la cenere ancora ricopre i quartieri del potere a Teheran, le analisi dell'ISW-CTP, Institute for the Study of War, e le dichiarazioni del CENTCOM, U.S. Central Command, delineano il quadro di una nazione la cui spina dorsale militare è stata sistematicamente spezzata da un'azione congiunta di una violenza e una precisione senza precedenti.
L'operazione non ha avuto solo lo scopo di "decapitare" la leadership, ma è stata progettata per ottenere il degrado totale delle capacità di ritorsione. Colpendo i centri nevralgici della sicurezza interna, l'IDF ha interrotto il flusso di ordini che permetteva al regime di coordinare sia la difesa esterna che la repressione interna, lasciando le forze armate in uno stato di caos organizzativo proprio mentre la popolazione inizia a mostrare segni di insofferenza.
Il bilancio per le forze navali di Teheran è catastrofico. Il CENTCOM ha dichiarato ufficialmente di aver colpito o affondato più di 20 imbarcazioni iraniane in pochi giorni. Tra i colpi più duri figurano sicuramente l'affondamento dell'IRIS Dena, Il cacciatorpediniere colato a picco al largo della costa meridionale dello Sri Lanka; la perdita dell'IRIS Shahid Sayyad Shirazi, una corvetta di classe Soleimani, orgoglio della Marina dell'IRGC, affondata al largo di Bandar Abbas il 3 marzo; e la distruzione del 3° Distretto Navale, mostrata dalle immagini satellitari del 4 marzo che confermano danni gravissimi alla base di Konarak. Le ultime due fregate di classe Bayandor rimaste in servizio, la IRIS Bayandor e la IRIS Naghdi, sono state affondate nel porto.













