Cosa c’è davvero dietro un trapianto di cuore? Chi dona e chi riceve, in primis, ma anche secoli di studi e medici con il loro bagaglio di competenza ed emotività. In “Storia di un cuore”, Rachel Clarke ricostruisce una vicenda che lega due bambini britannici e mostra il lato più umano della medicina

di Giulia Mattioli

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Una vita che finisce può salvarne altre. È da questa struggente verità che prende forma Storia di un cuore, un libro che racconta la vicenda di Keira Ball, una bambina vittima di un incidente stradale, e di Max Johnson, suo coetaneo gravemente malato: il loro destino si intreccia per sempre quando il cuore di lei gli salva la vita. Dopo l’operazione i genitori si scriveranno una lettera e da quel legame nato nella tragedia prenderà forma una battaglia comune per rendere la donazione di organi più accessibile.

Scritto dalla giornalista e medica britannica Rachel Clarke e arrivato ora anche in Italia (edizioni Limina), Storia di un cuore alterna i capitoli dedicati alle storie di Keira e Max a digressioni sulle grandi scoperte della medicina e in particolare dei trapianti, sempre attraversati dalle voci dei protagonisti reali che restituiscono la complessità emotiva di queste esperienze. Il risultato è un libro che cambia ritmo continuamente, a tratti fa soffrire e commuovere, a tratti incanta e intriga. Ci sono pagine che hanno la tensione di un racconto d’azione - come il capitolo dedicato alle operazioni chirurgiche parallele su Keira e Max - e altre che aprono riflessioni illuminanti, per esempio sul confronto, simbolico e biologico, tra il cuore e l’altro organo indispensabile per definire la vita, il cervello.