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Ultimo aggiornamento: 10:47
Il caso del bimbo a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, “bruciato dall’uso di ghiaccio secco, oggi potrebbe avere un primo punto fermo. I medici – tutti esperti nel campo – dell’Heart team dovranno valutare le condizioni di un paziente di due anni e 4 mesi, tenuto in vita dal 23 dicembre scorso dall’utilizzo dell’Ecmo. I chirurghi – provenienti da Roma, Torino, Padova e Bergamo – daranno il loro parere sulla trapiantibilità.
Tre i fattori principali, sulla base dei protocolli sul trapianto di organi dl Centro nazionale trapianti, vengono esaminati per decidere l’assegnazione di un organo da trapiantare e la fattibilità del trapianto. Il tempo trascorso in lista d’attesa d’urgenza, il peso corporeo e la compatibilità del gruppo sanguigno Nel caso del piccolo di due anni e mezzo – ricoverato al Monaldi di Napoli dopo un trapianto di un cuore risultato danneggiato – a pesare è però innanzitutto la condizione generale in cui versa a circa due mesi dal primo intervento e dopo il lungo periodo di circolazione extracorporea Ecmo cui è stato sottoposto.
Se fosse stabilito che il bambino è nelle condizioni cliniche di poter ricevere un nuovo trapianto grazie alla disponibilità di un nuovo organo, allora entrerebbero in gioco altri fattori determinanti, dal momento che ci sono anche altri bambini in lista per lo stesso cuore resosi disponibile nella tarda serata di ieri. Il primo criterio da valutare per l’assegnazione dell’organo sarebbe, sulla base dei protocolli in vigore, il tempo per il quale i piccoli pazienti sono stati nella lista urgente di attesa per un trapianto. Esistono infatti tre classi di gravità.















