I “maitre à penser” di prima categoria nella campagna del No (Landini, Formica, Cacciari) hanno basato la loro campagna su un’evidente menzogna: l’Italia sarebbe vittima di un tentativo di involuzione autoritario, di stampo parafascista, di cui questa riforma della giustizia sarebbe una premessa. In seconda battuta, intervengono alcuni pm dotati di un grande potere mediatico cioè Gratteri, Di Matteo, Grasso, che hanno fondato tutta la loro campagna su una bugia e su una provocazione. La riforma avrebbe per obiettivo quello di sancire la subalternità dei pm all’esecutivo: purtroppo per loro la riscrittura dell’articolo 104 della Costituzione, che tutti possono leggere, addirittura accentua l’autonomia e l’indipendenza sia della magistratura giudicante che da quella inquirente. La provocazione consiste nel fatto che, anche dopo gli inviti di Mattarella a non radicalizzatelo scontro, Gratteri, Grasso e Di Matteo hanno continuato ad insultare i potenziali elettori del Si: secondo loro i mafiosi, i “massoni deviati”, gli indagati costituiscono il grosso dell’elettorato del Sì.
Tutto ciò ha contribuito a rendere il dibattito referendario una rissa. Ciò detto, però, nella fase conclusiva del confronto è emerso che un aspetto fondamentale di esso riguarda, malgrado tutto quello che è stato detto, gli equilibri interni della magistratura. La riforma mette in moto una sorta di movimento per la liberazione dei gip rispetto alla soggezione a cui sono stati finora sottoposti grazie al Csm dominato dalle correnti dell’Anm a loro volta tutte guidate da pm. Secondo la lettera della Procedura Penale i gip dovrebbero rifare le bucce ai pm proprio nella fase più delicata, quella delle indagini preliminari dove la difesa degli imputati è praticamente inesistente. Invece in quella fase i pm, avendo alle spalle il sistema delle correnti dell’Anm da loro guidate, sono fortissimi perché fanno direttamente le indagini, controllano e guidano la polizia giudiziaria, hanno a loro disposizione i cronisti giudiziari, a cui passano le notizie con la sistematica violazione del segreto istruttorio.










