È la settimana delle banche centrali - oggi tocca alla Fed e giovedì alla Bce - con decisioni che al momento sembrano pressoché scontate. Vista la spinta inflazionistica che arriva dal Golfo Persico, sia Christine Lagarde sia un Jerome Powell alle sue penultime battute dovrebbero lasciare i tassi così come sono.

Si accende il dibattito sull’Ets, il sistema di scambio di quote di emissioni, in vista del vertice del Consiglio europeo di domani e alla luce dei rincari energetici effetto del conflitto iraniano. «Stiamo accelerando il lavoro sulla prossima revisione dell’Ets per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030», è quanto ha scritto il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nella lettera rivolta ai leader Ue.

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Scabbia e tubercolosi. La prima passa da pelle a pelle, basta un contatto. La seconda viaggia nell’aria, con un colpo di tosse o un po’ di saliva. Patologie che i medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci di Ravenna conoscevano bene. Tanto da diagnosticarle ai clandestini che Prefettura e Questura hanno tentato di espellere dal territorio italiano perché considerati pericolosi, ma che grazie ai certificati di inidoneità al trattenimento in un centro per il rimpatrio erano liberi di contagiare. È in questo passaggio che l’inchiesta sui falsi certificati dei medici No-Cpr diventa clamorosa. Perché se si certifica un rischio sanitario e poi lo si lascia circolare, non è più solo una valutazione medica. È una scelta. Una scelta diametralmente opposta rispetto a quelle del periodo della pandemia da Covid, quando bastava un sospetto per isolare, tracciare, limitare. In questo caso no. Qui si scrive che il rischio c’è ma si lascia andare il paziente.