Un effetto collaterale della guerra in Iran è il grande freddo sceso sulla rotta Roma-Washington, con Giorgia Meloni che ha smesso i panni da "pontiera", silente con l'amico Donald Trump.
Da quando l'America ha sferrato l'attacco a sorpresa all'Iran - e siamo ormai alla terza settimana di guerra - il telefono dello Studio ovale è diventato rovente, dall'altro capo primi ministri e leader di mezzo pianeta che tentano di capire dal tycoon cosa abbia in mente, a cominciare dai tempi di un conflitto da cui tutti vogliono tenersi alla larga ma che ci tiene per forza di cose tutti dentro.
Complice il blocco dello Stretto di Hormuz, una croce che grava sulle spalle di Cina, Giappone, India, Corea del sud ed Europa, Italia compresa. Per favorire una de-escalation, e contenere danni che sui mercati si attestano a decine di miliardi di dollari bruciati ogni giorno, Meloni lavora di squadra con Francia, Germania e Gran Bretagna, in pista con il cosiddetto formato E4.
Ma mentre Macron, Merz e Starmer hanno sentito più e più volte Trump, Meloni è l’unica del quartetto ad aver scelto di non farlo, visto che la diplomazia ha messo in stand-by i contatti con la White House. E non perché la premier abbia la testa su altro, distratta da grane interne o dalla battaglia referendaria arrivata alla resa dei conti finale.






