Non lascia, raddoppia. Donald Trump torna di nuovo all'attacco di Giorgia Meloni. «Non abbiamo più lo stesso rapporto», rilancia dai microfoni di Fox News, non pago dell'affondo contro la presidente italiana di 24 ore prima al Corriere della Sera. La premier, ormai ex amica di un tempo, «è stata negativa. Con chiunque ci abbia rifiutato l'aiuto in questa situazione iraniana, non abbiamo lo stesso rapporto», punge il tycoon, che mette nel mirino, tanto per cambiare, anche il resto d'Europa, stavolta sbeffeggiando il Vecchio Continente per il presunto piano per riaprire lo Stretto di Hormuz senza il coinvolgimento degli States, rivelato in anteprima dal Wall Street Journal.
Ma la lingua batte dove il dente duole, e il silenzio di Meloni in queste settimane di guerra, la dura presa di posizione della premier in difesa del pontefice hanno reso quella del tycoon astiosa e biforcuta. Mostrando un Trump incurante, oltretutto, delle critiche sollevate da mezzo pianeta per la sua ramanzina a Prevost, come dimostra l'immagine surreale postata su Truth che raffigura il presidente americano abbracciato a Gesù Cristo. E a Roma? Si tira dritto.
Meloni, accantonata la tentazione di rispondere a muso duro, predica calma e gesso. Soprattutto risponde tra le righe alle accuse mosse da The Donald al fianco di Volodymyr Zelensky, giunto a Roma per il nono bilaterale con la presidente del Consiglio. «L'Italia è, voglio ribadirlo, pronta a fare la sua parte», scandisce la premier, che ieri è stata accusata dal tycoon di essersi tirata indietro, di non aver dimostrato coraggio incurante di un Iran pronto a dotarsi di un'arma nucleare e di un quadrante che brucia da cui Roma, l'affondo dell'americano, prende petrolio.











