BELLUNO - È accusato di bracconaggio perché avrebbe collocato trappole illegali con l’intento di uccidere lupi. Per attirare il predatore, avrebbe utilizzato come esca resti di animali selvatici, in particolare carcasse di cervo. Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 6 anni di reclusione e 1.500 euro di ammenda, forte dell’esame del dna sull’esca di quel lupo ucciso. La difesa, rappresentata dagli avvocati Massimo Montino e Antonio Prade, ha dalla sua la testimonianza di un agente della polizia provinciale che, esaminando il video, ha testimoniato che il tragitto percorso non corrisponderebbe, in termini temporali, a quello dell’imputato, il cacciatore bellunese Alessandro Paluselli. Il procedimento vede alcune associazioni animaliste costituite parte civili: Anpana, con l’ufficio legale nella persona dell’avvocato Maria Moreana Suaria del foro di Foggia, e la Lega per l’abolizione della caccia onlus di Belluno nella persona dell’avvocato Zuleica Gregianin del foro di Padova.

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L’episodio contestato è avvenuto a Valmorel, in comune di Limana, dove l’uomo avrebbe piazzato un dispositivo per attirare il predatore con della carne di cervo. Una di queste trappole funzionò, tanto da causare la morte di un lupo, animale protetto, e la polizia provinciale avviò le indagini. Sono stati eseguiti diversi esami di laboratorio, per verificare la fondatezza delle tesi dell’accusa. In particolare fu affidato un incarico specialistico per chiarire la possibile compatibilità tra il tessuto del cervo, trovato appeso a un albero come esca di una trappola, con quello di un ungulato sequestrato a casa dell’imputato. Il compito è stato affidato dal giudice a Maria Elena Turba, veterinaria dell’Ordine di Forlì e Cesena. L’imputato, fin da subito ha respinto con forza le accuse e, nel corso del processo, ha portato la sua verità. Secondo la procura, invece, sarebbe stato lui ad allestire una trappola per la cattura di animali selvatici, in una zona boschiva in Valmorel. Per il tipo di esche che sono state utilizzate e per la fattura delle trappole a laccio, l’ipotesi accusatoria è che la sua intenzione fosse proprio quella di uccidere grandi predatori come i lupi, che in quel territorio sono stanziali e sono stati autori di diverse predazioni nel corso degli ultimi anni.