Nella notte tra l’11 e il 12 agosto 2025, in Alta Val Venosta, un lupo maschio di 45 chili è stato abbattuto: il primo caso legale in Italia dopo oltre cinquant’anni, autorizzato dalla Provincia di Bolzano dopo 31 attacchi al bestiame e contestato dal Wwf. Mentre si torna a imbracciare il fucile, in Calabria un giovane allevatore ha trovato una soluzione capace di proteggere il gregge e salvare il predatore: un collare con suoni naturali che respingono il lupo. Nessuno, finora, lo ha ascoltato.
A cinque anni vinse la sua prima capra a una fiera di paese. Oggi, tra i pascoli dell’Aspromonte, Pietro Orlando guida un gregge di centocinquanta capre e ha avuto un’idea semplice quanto rivoluzionaria che potrebbe essere utile in Alto Adige: difenderle dal lupo senza mai sparare un colpo. Un’intuizione che è stata il materiale della sua tesi magistrale in Scienze Forestali e Ambientali, presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, frutto di sperimentazione diretta sul campo, arricchita dall’esperienza secolare dei pastori e dalla memoria dei miti: come quello di Pan, il dio dei boschi che, secondo la leggenda, regalò all’uomo la zampogna per tenere lontani i lupi con il suono naturale dello strumento.






