LIMANA (BELLUNO) - È accusato di aver collocato trappole illegali, con l'intento di uccidere lupi. Per attirare il predatore, avrebbe utilizzato come esca i resti di animali selvatici, in particolare carcasse di cervo. Il cacciatore bellunese Alessandro Paluselli sarà processato per l'imputazione di bracconaggio in un procedimento che vede alcune associazioni animaliste decise a costituirsi parte civile. Una trappola funzionò, tanto da causare la morte di un lupo, animale protetto, e la Polizia provinciale avviò le indagini. Nei mesi scorsi sono stati eseguiti diversi esami di laboratorio, per verificare la fondatezza delle tesi dell'accusa.

In particolare fu affidato un incarico specialistico per chiarire la possibile compatibilità tra il tessuto del cervo, trovato appeso a un albero come esca di una trappola per lupo, con quello di un ungulato sequestrato a casa dell'imputato. Il compito è stato affidato dal giudice a Maria Elena Turba, medico veterinario dell'Ordine della Provincia di Forlì e Cesena. L'imputato, difeso dagli avvocati Massimo Montino e Antonio Prade, ha respinto con forza le accuse e, nel corso del processo, ha portato la sua verità.

Secondo la Procura, invece, sarebbe stato lui ad allestire una trappola per la cattura di animali selvatici, in una zona boschiva in Valmorel, nell'area del torrente Peden, in comune di Limana. Per il tipo di esche che sono state utilizzate e per la fattura delle trappole a laccio, l'ipotesi accusatoria è che la sua intenzione fosse proprio quella di uccidere grandi predatori come i lupi, che in quel territorio sono stanziali e sono stati autori di diverse predazioni. Dopo il rinvenimento del lupo morto, da parte della Polizia provinciale, furono avviate le indagini e disposte analisi scientifiche, per cercare di isolare il dna, repertato sull'impianto di cattura, anche sulle corde, utilizzate per allestire la trappola. La consulente della Procura Annarita Lorenzini, del laboratorio di Grosseto, sostenne che l'esca avrebbe lo stesso profilo genetico del cervo trovato a casa dell'imputato. La consulente era stata incaricata di confrontare tre campioni: due pezzi di testa di cervo e un terzo di tessuto. Anche le difese hanno nominato un loro perito di parte, in vista dell'udienza: il medico veterinario Chiara Adorini di Udine. Nel processo si è già costituita parte civile un'associazione animalista, l'Anpana-Associazione nazionale protezione animali, natura e ambiente, con l'avvocata Maria Morena Suaria di Foggia. Altre iniziative analoghe potrebbero aggiungersi.