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17 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:29

Era sabato 28 febbraio quando gli Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Iran uccidendo la guida suprema Ali Khamenei. Teheran ha risposto: lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso e il prezzo del barile di petrolio ora oscilla intorno ai 100 dollari.

In gran parte del continente africano quasi tutte le merci viaggiano su gomma e l’aumento del gasolio si traduce in costi più alti per spostare cibo, medicinali e beni essenziali nei mercati urbani. Anche per l’Africa dunque questa guerra non è uno spettacolo geopolitico lontano. L’escalation tra Washington, Gerusalemme e Teheran minaccia le catene di approvvigionamento globali e il blocco dello Stretto di Hormuz fa esplodere anche i costi del trasporto marittimo. È un doppio shock: energetico e logistico. E c’è un dettaglio che racconta questa dipendenza meglio di qualunque statistica: il consumo di carburante, in Africa, è amplificato dal massiccio uso dei generatori elettrici. Dal Ciad al Malawi, dal Gabon alla Tanzania, milioni di persone accendono un generatore per lavorare, per vivere, semplicemente perché la rete elettrica salta. Ogni litro di gasolio in più al barile pesa direttamente sulla possibilità di tenere accesa una luce.