«C’est une Bérézina», una catastrofe. Per commentare la batosta incassata al primo turno delle elezioni comunali dai partiti che sostengono il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, Renaissance, Horizons e MoDem, alcuni commentatori rievocano la battaglia combattuta dalla Grande Armata contro l’esercito dell’impero russo presso il fiume Beresina che costò gravissime perdite alle truppe napoleoniche ed è passata alla storia come uno degli episodi più emblematici della fallimentare spedizione in Russia dell’imperatore francese.
Le truppe macroniste, domenica, hanno confermato il pessimo stato di salute del campo presidenziale, sovrastate dai due partiti storici della Quinta Repubblica, i Repubblicani e il Partito socialista, ma anche dai due partiti situati alle estremità dell’Assemblea nazionale e principali rivali sul piano nazionale: il Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen e Jordan Bardella a destra, e la France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon a sinistra. La ministra perla Parità tra donne e uomini, Aurore Bergé, ha deplorato ieri «il rischio di scomparsa» del macronismo. Perché al di là delle vittorie marginali dell’ex ministro Franck Riester a Coulommiers (Seine-et-Marne), di Nathalie Nieson a Bourg-de-Péage (Drôme) e Jean-Charles Orsucci a Bonifacio (Corsica-del-Sud), non ci sono buone notizie per Renaissance.







