La tragedia di via Nizza 389 prende forma dai dettagli più minuti. Gli investigatori partono da un indizio apparentemente insignificante: il diluente. Nei giorni che precedono l’esplosione della palazzina, Giovanni Zippo, avrebbe cercato online prodotti altamente infiammabili. Non una prova diretta, ma un indizio più sottile: i suggerimenti automatici di Amazon. "Tra il 22 e il 25 giugno risultano proposte di diluenti e sverniciatori", spiegano i testimoni della squadra mobile, chiarendo che il sistema si basa su ricerche effettuate dall’utente. Di quelle ricerche, tuttavia, non è rimasta evidenza salvata. E non risultano neppure acquisti tracciabili: nessun pagamento elettronico, nessun movimento bancario. Il sospetto è che la cronologia delle ricerche possa essere stata cancellata. "Riteniamo che il materiale possa essere stato acquistato in contanti", è la conclusione degli investigatori.

Da quel possibile innesco prende forma una ricostruzione più ampia, che incrocia dati digitali, tracce biologiche e relazioni personali. Durante il turno di servizio come guardia giurata, Zippo avrebbe disattivato il sistema Gps. Gli investigatori arrivano poi al garage del nonno, in via Bordighera, seguendo tracce ematiche. È uno dei passaggi che collegano l’uomo ai momenti successivi all’esplosione.