Giovanni Zippo, l'incendiario di via Nizza, fa il suo ingresso in tribunale, scortato dalle guardie carcerarie. È un uomo che sembra rimpicciolito dalla gravità delle accuse, chiuso in un silenzio ostinato accanto al suo avvocato Basilio Foti che non ha incrinato per tutta la durata dell’udienza. Attorno a lui, il ritratto di una tragedia collettiva: da un lato i suoi genitori, dall’altro il papà di Jacopo Peretti, morto nel disastro mentre dormiva. Ci sono anche gli sfollati di via Nizza 389, persone che in una notte d'estate hanno perso la casa e la serenità. "Non dimenticatevi di noi", dicono fuori dall'aula. Ci sono ancora una quindicina di nuclei familiari fuori casa. Il condominio da otto mesi paga tremila euro per il suolo pubblico per il ponteggio. "Non è una scelta nostra per abbellire il palazzo ma una tragedia di cui siamo stati vittime", spiegano gli sfollati.
Per l’esplosione provocata in via Nizza, Zippo spera nello sconto dell’abbreviato
di Federico Gottardo
La tensione esplode durante una pausa. Mentre l'imputato viene scortato, il grido di un residente squarcia il protocollo dell'aula: «Criminale», gli urla.
Il fulcro tecnico dell’udienza di oggi si è concentrato sulla posizione della pm Chiara Canepa, che ha argomentato con fermezza la richiesta di rigetto della responsabilità civile per Sicuritalia, l'azienda di vigilanza per cui Zippo lavorava. La tesi della procura è netta: l'azienda non può essere chiamata a rispondere economicamente per una follia che esula totalmente dal rapporto di lavoro.






