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21 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:55
Il giorno dopo l’esplosione al Parco degli Acquedotti proseguono le indagini su Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, morti nel crollo del casolare dove, secondo gli investigatori, stavano preparando un ordigno. Le perquisizioni della Digos e l’allargamento dell’inchiesta alla rete anarchica sono il naturale fronte investigativo. Nella notte gli agenti hanno eseguito cinque accessi in appartamenti riconducibili all’area anarchica, sequestrando materiale ora al vaglio degli investigatori, che tuttavia – allo stato – non risulterebbe direttamente collegato all’episodio. Due persone appartenenti allo stesso contesto sono state ascoltate, senza che emergano elementi di coinvolgimento. L’attenzione degli inquirenti resta concentrata sulla ricostruzione della rete di relazioni dei due e sull’eventuale esistenza di una filiera che possa aver fornito il materiale utilizzato per assemblare l’ordigno.
Il punto di partenza dell’indagine resta quanto accaduto nelle ore precedenti nel Parco degli Acquedotti, dove Mercogliano e Ardizzone hanno perso la vita nel crollo di un casolare mentre, secondo gli investigatori, stavano preparando una bomba artigianale destinata a un’azione imminente. Ma ora il focus si sposta in avanti: obiettivi, contatti, capacità operativa. In questo quadro, un ruolo chiave lo avrà l’analisi tecnica dell’ordigno. Gli accertamenti dovranno stabilire se l’esplosivo fosse di facile reperibilità o di tipo professionale, come quello utilizzato nelle cave. Il ritrovamento di chiodi tra i reperti orienta verso un dispositivo con maggiore capacità offensiva, facendo ipotizzare un possibile salto di qualità rispetto ad azioni dimostrative.











