Non più tardi di un paio di giorni fa, dalle colonne del Gazzettino, Emilio Ditali, tra i principali fautori del progetto Bosco Urbano, aveva tirato per la giacca l'ex sindaco Roberto Ceraolo, sostanzialmente accusandolo di aver disatteso la promessa che la Gronda Est non sarebbe stata occasione per altra cementificazione, altre costruzioni proprio nell'area che Ditali e altri speravano di veder destinata ad ospitare un'area verde semi selvaggia che fungesse da polmone verde ad una Sacile dall'aria sempre più inquinata.

Accuse che l'ex primo cittadino rispedisce al mittente rispondendo punto su punto.

Ceraolo esordisce ricordando di essersi sempre assunto «le responsabilità per le cose che ho fatto e che ho detto quand'ero sindaco, cioè dal 2009 al 2018. Continuo però a non accettare le falsità».

Riferendosi alle affermazioni riportate dal Gazzettino: «Le costruzioni visibili in via dello Stadio e via Malvignù non sono farina del sacco delle mie amministrazioni, o di quella attuale, bensì sono tutte il frutto del Piano Regolatore approvato dalla giunta di sinistra che ha preceduto la mia, dal 2004 al 2009 (Variante Generale n. 54 al PRGC). Una cosa che Ditali dovrebbe sapere bene».

Continua Ceraolo: «In quello stesso piano regolatore è stata disegnata anche la Gronda Est nella sua configurazione attuale. Un'idea che ho condiviso, ancorché non mia, e che ho tenacemente cercato di portare a compimento per la sua utilità che si potrà verificare una volta completata. E spero a breve, dopo così tanti anni».