Le indagini della procura di Milano sull’urbanistica sull’architetto Alessandro Scandurra e il costruttore Andrea Bezziccheri «restituiscono un quadro fattuale confuso che non permette di apprezzare se avesse concretamente polarizzato attorno a sé una cerchia di imprenditori risoluti a pagarlo per ottenere l'aggiudicazione di pareri favorevoli dalla Commissione per il paesaggio». Lo sostiene il tribunale del riesame di Milano nelle motivazioni con cui hanno annullato l’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip di Milano Mattia Fiorentini nei confronti del professionista, accusato di concorso in corruzione.

L’IMMOBILIARISTA TORNA LIBERO

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Ad avviso del collegio Pendino-Ghezzi-Papagno è «svilente» l’argomentazione dei pm Petruzzella-Filippini-Clerici, riconosciuta dal gip, per la quale la sola «esistenza di un pagamento e lo svolgimento della funzione pubblica in presunto conflitto di interessi» basta «per poter ritenere sussistente un accordo corruttivo». Il riesame, quindi, non solo non ritiene necessaria alcuna misura cautelare per Scandurra, ma non riconosce neanche la gravita indiziaria delle accuse.