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Ultimo aggiornamento: 19:51

Per la prima volta, anche il Consiglio di Stato si pronuncia sulle indagini urbanistiche a Milano: dando ragione alla Procura e torto a Comune e costruttore. Respinge il ricorso di Palazzo Marino contro la sentenza del Tar che già aveva accolto le ragioni dei pm a proposito del sequestro del cantiere di via Fauché, dove i cittadini avevano denunciato la costruzione di un edificio di tre piani dentro il cortile, al posto di un laboratorio completamente abbattuto. È rigenerazione urbana, secondo il Comune e i costruttori. No, rispondono i giudici amministrativi: la palazzina nel cortile è illegittima. “Le caratteristiche dell’intervento posto in essere dalla società proprietaria del bene”, scrivono i giudici, “esorbitano dai confini della nozione di ‘ristrutturazione ricostruttiva’ e inducono a qualificarlo come ‘nuova edificazione’, con ciò che ne consegue in termini di titolo abilitativo necessario (il permesso di costruire, non sostituibile dalla Super-Scia)”.

Il Consiglio di Stato, spiega l’avvocato Wanda Mastrojanni che assiste gli abitanti del condominio di via Fauchè-via Castelvetro, “stabilisce per la prima volta il principio di neutralità urbanistica: il nuovo edificio costruito dopo una demolizione deve essere ‘neutro’, non consumare suolo e non aumentare le volumetrie”. I giudici precisano anche il concetto di “rigenerazione urbana”: “Si può parlare di rigenerazione urbana e di risparmio di nuovo suolo”, continua Mastrojanni, “solo in presenza di ristrutturazione edilizia, mentre la nuova costruzione consuma sempre suolo”.