Adesso che abbiamo trovato un potenziale Jannik Sinner anche nel motorsport, non mettiamo limiti alla provvidenza. Kimi Antonelli, 19 anni e 7 mesi, talento incredibile quando si trova a domare i 1000 cavalli della Mercedes W17, ha vinto il gran premio di Shanghai davanti al compagno di Mercedes, George Russell, a un pimpante Lewis Hamilton al primo podio da ferrarista. Quarto Charles Leclerc, quinto il futuro fenomeno della F1, quel Bearman che sta facendo mirabilie in Haas. Malissimo le McLaren che non sono neppure partite e ritirato Verstappen. Ora Antonelli è secondo nel mondiale (47 punti), dietro Russel (51) e davanti a Leclerc ed Hamilton (34 e 33) le cui SF-26, senza la tanto decantata ala Macarena che è solo uno specchietto per le allodole, non hanno il passo delle Mercedes. Domanda: può vincere il mondiale, Antonelli? Risposta: sì.
E qui chiudiamo la fredda cronaca perché ci sono considerazioni e analisi dietro questo successo di un pilota italiano che mancava dal 2006 quando Giancarlo Fisichella trionfò in Malesia. Kimi ha vinto perché è bravo, ha faccia tosta e guida la monoposto migliore, la Mercedes W17 in grado di interpretare il nuovo regolamento grazie a un geniale algoritmo che fa ricaricare al meglio la batteria della power unit. Con Russell si giocherà il mondiale perché la casa tedesca ha costruito una perfetta macchina da guerra. Quasi letale per i rivali.














