Kimi, questa volta il baby fenomeno è italiano. E, almeno nell’automobilismo, è qualcosa a cui non eravamo abituati. Domenica a Montreal il giovane Antonelli si è arrampicato per la prima volta sul podio alla decima gara in F1. Nel paese della Ferrari e dell’Alfa Romeo, dove la nazionale dei motori non è azzurra ma rossa, la trazione dei piloti tricolori non è stata molto brillante nel recente passato. Un tempo c’erano Nuvolari e Varzi, il Campionato del Mondo di F1 iniziò sotto il segno di Farina e Ascari. Negli ultimi decenni, invece, non sono molti i piloti che hanno fatto suonare l’inno di Mameli. Senza sognare tanto, erano 16 anni che un nostro driver non saliva sul podio: l’ultima volta che si ricordi era il GP del Giappone del 2008 quando Jarno Trulli spruzzò lo champagne. Gli inglesi hanno vinto oltre 300 GP, gli italiani meno di cinquanta. Ma presto potremo rifarci.
È ormai indubbio anche ai più che il giovanotto bolognese abbia talento o, come si dice, stoffa. La sua carriera è ormai nota e lui fa parte di una delle due categorie di predestinati. Da una parte ci sono quelli che hanno scalato e vinto tutte le categorie propedeutiche, in primis F3 ed F2. Fra questi ci sono campioni come Rosberg, Hamilton, Leclerc, Russell, Piastri ed anche Mick Schumacher e Gabriel Bortoleto. Dall’altra, i fenomeni ancora più precoci che sono arrivati tanto in fretta ai vertici da non poter lasciare il segno ne in F3 ne in F2. Ebbene, il nostro fenomeno fa parte di questo secondo gruppo insieme a Max Verstappen. Sia Max che Kimi non hanno mai vinto in queste categorie perché si sono ritrovati in F1 direttamente dal seggiolone.











