Una partenza disastrosa, una cavalcata magnifica. Kimi Antonelli ci ha provato. Il ragazzino super predestinato ci è riuscito. Il baby fenomeno italiano ripete il fantastico weekend di Shanghai 7 giorni prima e sbanca il fine settimana di Suzuka su un tracciato molto più storico e, soprattutto, prestigioso. E sul podio è stato premiato dalla principessa Akiko cugina dell’Imperatore Naruhito. Per il bambino prodigio è stato un hat-trick da favola: pole position, vittoria e giro più veloce in gara, dominando la corrida con una superiorità disarmante. Come un campione consumato con un bagaglio di esperienza infinito.
Invece Kimi ha solo 19 anni e s’acchiappa l’ennesimo record: diventa il primo pilota, nei tre quarti di secolo di storia della F1, ad impossessarsi della leadership iridata non avendo ancora festeggiato i vent’anni. Un altro primato che toglie, in modo parecchio perentorio, a sua maestà Hamilton che aveva preso il comando, nel suo anno d’esordio nel Circus (era il 2007), a 22 anni e 4 mesi. Andrea riscrive la storia del motorsport tricolore, un racconto che sa molto di leggenda.
L’ultimo nostro driver capace di salire sul gradino più alto del podio nella emozionante pista nipponica fu Patrese con la Williams-Renault dotata di sospensioni attive: era domenica 25 ottobre 1992, Riccardo conquistò la sua sesta ad ultima affermazione in F1 precedendo la McLaren-Honda di Berger ed approfittando del ritiro del compagno Mansell che metterà in bacheca il Titolo alla fine della stagione. Per trovare l’ultima volta che un ragazzo nostrano era stato in testa al Campionato bisogna invece risalire al 2005 quando Fisichella, con la Renault di Briatore, vinse la prima gara dell’anno in Australia.













