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Ultimo aggiornamento: 15:25
Dalle bottiglie di plastica che stanno avvelenando il nostro pianeta è possibile ottenere un farmaco utile per il trattamento del Parkinson, una malattia neurodegenerativa che colpisce circa 10 milioni di persone nel mondo. A riuscire nell’impresa è stato un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo, che ha utilizzato batteri geneticamente modificati per trasformare i rifiuti di plastica in L-DOPA, il principale medicinale impiegato per combattere il Parkinson.
Gli studiosi sono dunque riusciti a prendere due piccioni con una fava, dimostrando che è possibile liberare il nostro pianeta dalla plastica di scarto e, allo stesso tempo, produrre un farmaco salvavita. Stando a quanto riportato sulla rivista Nature Sustainability, sarebbe la prima volta che un processo biologico naturale viene modificato per trasformare i rifiuti di plastica in una terapia per una malattia neurologica.
Nel dettaglio, gli scienziati hanno modificato geneticamente i batteri E. coli per trasformare un tipo di plastica ampiamente utilizzato negli imballaggi per alimenti e bevande, il polietilene tereftalato (PET), in L-DOPA. Il processo prevede innanzitutto la scomposizione dei rifiuti di PET – di cui vengono prodotte circa 50 milioni di tonnellate all’anno – nei componenti chimici di base, tra cui l’acido tereftalico. Le molecole di acido tereftalico vengono poi trasformate in L-DOPA da batteri geneticamente modificati attraverso una serie di reazioni biologiche.







