Secondo Bryan Clark, ricercatore senior presso l’Hudson Institute ed ex ufficiale della marina, la sola presenza di navi da guerra non basterebbe per garantire la sicurezza delle rotte. “Parliamo di migliaia di soldati e marinai, e di un investimento finanziario piuttosto consistente, e potrebbe essere necessario continuare così per mesi'', ha osservato l’esperto. Sarebbe infatti necessario affiancare alle unità navali almeno una dozzina di droni MQ-9 Reaper, incaricati di pattugliare l’area e colpire i sistemi di lancio di missili e droni iraniani lungo la costa. Ma un’operazione di questo tipo comporterebbe il dispiegamento di migliaia di militari, con missioni che potrebbero protrarsi per mesi, a fronte di un investimento economico molto dispendioso. Inoltre, per destinare le navi alla scorta delle petroliere bisognerebbe ridurre la disponibilità per altre operazioni missilistiche, sia offensive che difensive. Non solo. Le ripercussioni sul traffico marittimo rischierebbero di essere molto pesanti. La società di analisi Lloyd's List Intelligence ha stimato che il transito delle petroliere potrebbe scendere fino al 10% dei livelli abituali e lo smaltimento dell’arretrato di oltre 600 navi mercantili internazionali ferme nel Golfo potrebbe richiedere diversi mesi. Tuttavia, pur adottando queste misure - sottolinea ancora il Wall Street Journal - c’è comunque il rischio concreto che l’Iran riesca a danneggiare le unità militari o commerciali.