C’è un esercito di cento avvocati che scaldai motori. Ranghi serrati di fronte ai nuovi “vecchi” e nuovi decreti sicurezza con cui il governo ha deciso di dare una stretta alle devastazioni di piazza. L’obiettivo è molto chiaro e molto semplice: istruire quei “bravi ragazzi” dei centri sociali sul come eludere le norme varate ad hoc contro i cortei violenti e gli assalti alle forze dell’ordine. Il battesimo della neonata “Rete di resistenza legale” è stato ieri e non poteva che andare in scena a Torino, la capitale dell’antagonismo italiano che lo scorso 31 gennaio è stata messa a soqquadro al termine della manifestazione di protesta contro lo sgombero dell’Askatasuna.
In prima linea c’erano i legali degli habitué dei cortei anti tutto, alcuni professori universitari e attivisti che hanno già avuto guai con la giustizia, come la “No Tav” Dana Lauriola (arrestata nel 2020 a seguito di una condanna definitiva per “violenza privata” e “interruzione aggravata di servizio di pubblica necessità”), come il sindacalista Paolo Di Vetta (arrestato nel 2012 per l’occupazione del Comitato interministeriale perla programmazione Economica, a Roma, nell’ambito di una manifestazione per il diritto all’abitare), come il dirigente del laboratorio politico Iskra di Napoli Eduardo Sorge (condannato un anno fa per il blitz del 2019 in Consiglio comunale insieme al Movimento Disoccupati).






