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Ultimo aggiornamento: 15:34

“Questo decreto Sicurezza ci insegna che c’è una categoria di reati per tutti coloro che non fanno parte della pubblica amministrazione, mentre i colletti bianchi che possono rispondere di corruzione, concussione, peculato non andranno sicuramente in galera, perché è stato abolito il reato dell’abuso d’ufficio“. È l’affondo del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che, ospite della trasmissione In altre parole (La7), boccia molti passaggi del decreto Sicurezza del governo Meloni, approvato in via definitiva lo scorso 4 giugno con l’ok del Senato.

A proposito dell’aumento di reati e pene previsto dal testo (39 articoli, 14 nuovi reati, 9 aggravanti inedite, come i blocchi stradali e le occupazioni di immobili), il magistrato osserva: “Ricordo che il ministro Nordio, prima di iniziare il suo mandato, disse che bisognava snellire il codice penale. Ma, in ogni caso, quelle pene in più restano sulla carta: di fatto, non andrà nessuno in carcere perché, quando la pena è inferiore ai quattro anni, scattano le misure alternative”.

Poi fa un esempio concreto: “Supponiamo che un dirigente dell’Istituto Autonomo Case Popolari, abusando del proprio potere, assegni un appartamento a una famiglia che non ha i requisiti. Quando si scopre l’errore, ovviamente la polizia costringe quella famiglia a lasciare l’alloggio. Ma perché quella famiglia viene incriminata e finisce sotto processo, mentre il funzionario pubblico, che ha sbagliato abusando del suo potere non subisce nulla? Perché è stato abolito il reato di abuso d’ufficio. Così, con questo decreto sicurezza si usa il pugno duro contro chi occupa una casa, che giustamente dovrà essere liberata, mentre per i reati che riguardano la pubblica amministrazione si fa di tutto per impedire non solo la celebrazione del processo, ma anche l’acquisizione delle prove“.