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Interdizione per tre dottori: a Ravenna falsificavano i certificati per far evitare il Cpr
Prosegue l'indagine della procura di Ravenna sui medici che avrebbero creato certificati ad hoc per evitare l'ingresso dei migranti irregolari nei Cpr. Il caso è esploso nel reparto Malattie infettive dell'ospedale di Ravenna e vede otto medici indagati per falso ideologico continuato ma per tre di questi il gip Federica Lipovscek del tribunale di Ravenna ha disposto l'interdizione dalla professione medica per 10 mesi. Per gli altri cinque, invece, è stato deciso, per lo stesso tempo, il divieto di occuparsi delle certificazioni di idoneità. Così riporta il Resto del Carlino, sottolineando che la procura per tutti aveva chiesto l'interdizione per un anno dalla professione. Nonostante i gravi indizi, il gip ha ritenuto non sussistente il pericolo di reiterazione del reato, anche perché l'azienda sanitaria locale aveva comunque già annunciato di aver sollevato i medici sotto indagine da quella specifica mansione. L'indagine ha fatto emergere un coordinamento tra i medici di Ravenna e un nono operatore sanitario, non indagato, che teneva le fila della situazione. "Gli facciamo il culo a questi sbirri maledetti", si legge in una delle conversazioni da cui emerge la pratica di disobbedienza applicata all'ospedale di Ravenna. Il medico esterno faceva la "mappatura", come da lui scritto in una chat, dei certificati di non idoneità dei migranti e per questo motivo tra le ipotesi investigative sul tavolo c'è anche la possibilità che questo modus operandi possa essersi radicato anche in altri ospedali, anche se finora non sono emerse evidenze in questo senso.













