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Pur confidando nella magistratura, l’amministrazione cittadina sta con i medici indagati per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio

Procedono le indagini relative all’ipotesi di un sistema per evitare l’ingresso dei migranti nei Cpr attraverso certificazioni mediche false. A Ravenna ci sono 8 medici indagati per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio ma non è escluso che quanto accaduto nel reparto di Malattie infettive dell'ospedale romagnolo non possa essere parte di una rete che coinvolge anche altri ospedali del Paese. Un’ipotesi che trae spunto, e non solo quello, da un messaggio ritrovato nelle chat tra i medici ravennati e un altro professionista, non indagato, che teneva le fila. “Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura”, si legge nelle conversazioni.

L’indagine è in divenire, tutto è ancora da scrivere, ma il Comune di Ravenna si è schierato: “Le indagini sono finalizzate all'accertamento di eventuali responsabilità individuali che, come tali, qualora accertate chiederanno ai singoli di rispondere. La posizione di questa Amministrazione rimane però quella dell'assoluta fiducia nel lavoro della magistratura e allo stesso tempo esprimiamo vicinanza e solidarietà ai medici coinvolti nell'indagine e all'intera equipe del reparto di Malattie infettive dell'ospedale di Ravenna”. Queste le parole dell’assessore alle Politiche per la salute Roberta Mazzoni, su interrogazione della capogruppo de La Pigna, Veronica Verlicchi, che ha sollecitato la giunta comunale a esporsi sul caso e quando ha ottenuto la risposta ha sottolineato che si tratta di "accuse molto importanti" e in passato l'amministrazione non si è dichiarata vicina verso altri medici coinvolti in processi o indagini. “Sarebbe invece importante chiedere chiarimenti all'azienda sanitaria coinvolta, perché quanto stiamo leggendo quotidianamente sui giornali è terrificante”, è stata la chiosa di Verlicchi.