Pasta, miele, pane, pollo fritto, budino, un pasto attorno a un falò. Nei film candidati agli Oscar 2026 il cibo compare spesso in forme semplici, quasi sempre quotidiane: niente cuochi, niente cucine spettacolari, nessun effetto The Bear. Sono presenze rapide, sicuramente non protagoniste, ma finiscono per sostenere il racconto quasi quanto i personaggi. Dettagli che non trasformano queste pellicole, tutte molto variegate per trama e personaggi, in film gastronomici, ma rendono il cibo un coprotagonista, un linguaggio utilizzato da registi e sceneggiatori per portarci direttamente nella storia.

Pub, bistrot e cucina raffinata: lo Yorkshire da mangiare di Cime Tempestose

17 Febbraio 2026

Bugonia a due piani

Il primo esempio arriva da Bugonia, dove il cibo si muove addirittura su due piani diversi. Da una parte ci sono gli spaghetti, serviti a tavola in una scena che stride per la troppa normalità, angosciante in quanto non ravvisiamo normalità nel pensiero dei protagonisti, due complottisti. Un nucleo pulsante attorno al quale prende forma il clima obliquo, pieno di sottotrame, tipico del linguaggio di Yorgos Lanthimos. Dall’altra parte c’è il miele, che qui non è affatto un semplice dettaglio. Il protagonista Teddy è un apicoltore ossessionato dal declino delle api e convinto che la CEO che rapisce sia responsabile, come parte di una specie aliena infiltrata sulla Terra, della loro scomparsa e del deterioramento dell’ecosistema. Le api, la loro morte e ciò che rappresentano per l’equilibrio naturale attraversano così tutta la storia. È uno dei livelli meno dichiarati ma più significativi del film che contribuisce a metterci davanti ad alcune delle contraddizioni più inquietanti della società contemporanea.