Da Jesse Plemons a George Clooney e Adam Sandler, da Paul Mescal a Julia Roberts e Jennifer Lawrence, da Chase Infiniti a Miles Caton.
Alla vigilia della notte delle stelle, in diretta sulla Rai dal Dolby Theater di Los Angeles, c'è qualcosa di rituale nell'indignazione che accompagna le considerazioni su nomi e titoli che avrebbero potuto entrare in corsa agli Oscar ma domenica non avranno alcuna chance di vincere.
Uno snub, nel gergo hollywoodiano, è molto più di una semplice esclusione: è il segnale di una frattura tra i gusti dell'establishment di Hollywood e ciò che il pubblico, i critici e persino molti colleghi riconoscono come eccellenza. La frattura è apparsa quest'anno più profonda del solito con una una folla di dimenticati illustri. Nessuno, ad esempio, si aspettava che Wicked - Parte 2 (Wicked: For Good) venisse ignorato totalmente dopo che il primo capitolo, con le stesse Cynthia Erivo e Ariana Grande nei panni delle streghe del Mago di Oz, aveva trionfato l'anno scorso nelle categorie tecniche, costumi e scenografia.
Quando Hollywood mangia i suoi figli: la disfatta degli snub ha scompigliato soprattutto le categorie degli attori. Tra le star escluse ci sono Julia Roberts di After the Hunt - Dopo la Caccia, mentre Jennifer Lawrence, acclamata per Die My Love, aveva raccolto consensi ai Golden Globe e Jodie Foster, leggenda vivente del cinema dai tempi di Taxi Driver, era data per favorita per almeno una nomination con Vita Privata (A Private Life). A nulla poi sono valsi gli elogi della critica e della co-star Leonardo DiCaprio che l'aveva definita "l'anima e il cuore" di Una Battaglia Dopo L'Altra: sull'altra sponda generazionale della recitazione al femminile la 25enne Chase Infiniti è rimasta a bocca asciutta al pari di Miles Caton, a 21 anni rivelazione di Sinners, il cui premio di consolazione sarà, domenica, di interpretare sul palcoscenico del Dolby il track originale candidato I Lied To You.














