VICENZA - Torna a fare parlare la Banca Popolare di Vicenza, questa volta per una nuova causa da un milione di euro. Si è concluso in un questi giorni, infatti, il contenzioso tra un noto imprenditore vicentino difeso dai legali padovani Federico Rampazzo e Leonardo Mazzucato e la Bpvi. A dirimerlo, il Tribunale di Vicenza che, con una sentenza della Prima sezione civile, ha rigettato le domande proposte dalla Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa nei confronti dell’imprenditore, ex cliente dell’istituto di credito.

L’oggetto del contendere era l’accertamento di un asserito credito di quasi un milione di euro con la conseguente richiesta di pagamento derivante da un saldo passivo di conto corrente. Un credito vantato dalla banca che, secondo l’imprenditore, difeso dagli avvocati Rampazzo e Mazzucato del foro di Padova, era inesistente, ovvero proveniente da finanziamenti concessi ai clienti di Bpvi per acquistare azioni e titoli dell’istituto nell’ambito delle operazioni baciate, ovvero le pratiche bancarie in cui l’istituto concedeva finanziamenti a tassi vantaggiosi a condizione che il cliente utilizzasse la somma per acquistare azioni della banca stessa.

A tal proposito, il crac della Banca Popolare di Vicenza di 10 anni fa fu causato proprio da una gestione fraudolenta basata sulle cosiddette “baciate”, questi prestiti concessi per acquistare azioni della banca stessa, che hanno gonfiato artificiosamente il capitale. Un modus operandi che ha portato nel 2017 la banca ad essere liquidata lasciando migliaia di azionisti e creditori senza risarcimenti e che nel 2025 ha visto la Cassazione confermare le condanne definitive, inclusa quella per l'ex presidente Gianni Zonin a 3 anni e 5 mesi.