Solo una magistratura davvero libera da interferenze politiche può essere un argine solido contro mafie, corruzione e abusi di potere. Parte da questa convinzione la mobilitazione promossa oggi da Libera a Largo Argentina, a Roma, dove associazioni, volontari e rappresentanti del mondo civile si sono riuniti per ribadire il proprio NO al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo. Una presa di posizione netta, accompagnata dal ricordo di importanti processi della storia italiana che – sostengono i promotori – non avrebbero mai visto la luce senza una magistratura autonoma e coraggiosa.

Per l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, la consultazione popolare, pur molto tecnica, rappresenta «una minaccia concreta all’indipendenza dei magistrati». Una preoccupazione condivisa anche da Giovanni Zaccaro, giudice della Corte d’appello di Roma, intervenuto durante la manifestazione per denunciare come la riforma non migliori il servizio ai cittadini, né velocizzi i processi o rafforzi gli organici. «Non garantisce la rieducazione del condannato né la certezza della pena – ha spiegato – ma stravolge l’equilibrio costituzionale, mettendo a rischio l’autonomia della magistratura».

Un allarme rafforzato dalle parole di Gianpiero Cioffredi, responsabile di Libera Lazio: «Non è retorica dire che siamo davanti a una battaglia cruciale. Difendiamo l’architettura dei poteri dello Stato, la credibilità delle istituzioni, la democrazia stessa. Non è una battaglia “contro” qualcuno, ma “per” qualcosa: per i diritti, per l’equilibrio costituzionale, per la giustizia».