Alcuni libri raccolgono tutti i connotati dei rivoluzionari formati inventati dall’editore umanista veneziano Aldo Manuzio nel 1501: i libelli portatiles in formam enchiridii (libretti portatili in forma di manuale) che si tengono in mano. Si tratta dell’originario tascabile stampato in ottavo, di dimensioni piccole e maneggevoli, così comodo che si portava dappertutto, in trincea o in viaggio, durante le pause di lavoro o in occasione delle letture individuali; e che si poteva trasportare nel tascapane, nella bisaccia, nella scarsella o nella tasca di una giacca.
Un prodotto economico e fruibile, pensato per un vasto pubblico e destinato a costituire il modello del libro tascabile moderno: dai cosiddetti livres bleus francesi ai chapbooks inglesi seicenteschi, dalle produzioni industriali di Pomba, Sonzogno, Barbera e Treves fino ai celebri tascabili Oscar Mondadori, Grandi Libri Garzanti, Bur Rizzoli e Universale Laterza novecenteschi. Sulla traccia di quest’ultima collana, nata nel 1964, Laterza inaugura quasi dieci anni dopo un nuovo catalogo, quello dei Saggi Tascabili, tuttora improntato sui grandi temi di attualità politica e culturale.
E cosa c’è di più attuale, politico e culturale dell’ultimo libro di Niccolò Nisivoccia, che qualche mese fa, nella stessa collana, ha pubblicato Le belle leggi. 7 esempi di buon diritto? Un testo che consegna al termine diritto il suo significato etimologico, ovvero quello di linea diritta come metafora di giustizia, rettitudine, comportamento corretto. E che nei contenuti e nella scrittura affida tutta la sua “tascabilità” intesa come popolarità e universalità.







