Caro Corriere,
regalare libri non è solo un atto di amore, è anche un modo per sostenere qualcosa che è ancora quasi interamente prodotto in Italia, e in alcuni casi anche a livello locale. Una buona azione di civiltà, in un Paese che anche in questo caso riesce a distinguersi nel modo peggiore, essendo tra le ultime per diffusione e assorbimento di materiale culturale. Regaliamo tutti un buon libro, e ricordiamo così agli altri che «istituire biblioteche e librerie è come edificare granai pubblici, ammassare riserve contro un imminente inverno dello spirito» (Marguerite Yourcenar, scrittrice francese, 1903-1987).
Angelo Farano
Caro Farano,
Verrebbe voglia di pubblicare il suo accorato appello senza aggiungere altro. Forse solo spendere due parole sull’assoluta importanza delle biblioteche. Sono l’unico luogo dove non si paga: né per entrare, né per leggere, né per uscire, né per chiedere un consiglio alla gentile competenza dei bibliotecari. Sono l’unico luogo dove i telefoni devono avere le suonerie abbassate (anche a teatro, ma non sempre succede). Sono l’unico luogo dove non si può fumare e non si bevono alcolici. Insomma, le biblioteche fanno bene alla salute del corpo e della mente. Sarà per questo che di bibliotecari se ne assumono sempre troppo pochi e i finanziamenti non arrivano mai. Che ci preferiscano malati e ignoranti?






