Collezionare non è solo possedere; è voler porre un argine all’entropia e mettere ordine nel caos della dispersione. Da oltre quarant’anni («la seconda metà della mia vita», dice) Giampiero Mughini, intellettuale tanto vistoso quanto rigoroso, ricompone il suo Novecento letterario attraverso una raccolta sistematica di prime edizioni di volumi che hanno costituito l’ossatura del nostro Secolo breve.
In realtà, come con un mandala composto di sabbia, la sta dissolvendo. La collezione è in vendita dall’inizio dell’inverno, tramite la libreria antiquaria milanese Pontremoli. «È come se mi fossi strappato la pelle viva», afferma Mughini. Ma già che ci siamo, si potrebbe aggiungere, meglio venderla cara, la pelle.
O perlomeno, se i desideri non hanno prezzo, tanto vale che questo sia il più alto possibile. Qualche pettegolo ha sostenuto che la vendita procedesse a rilento e che il venditore ne fosse insoddisfatto. Abbiamo chiesto al diretto interessato, che ha smentito. «Compratori ce ne sono, giorno per giorno. Le acquisizioni procedono», ci dice al telefono.
Non è una voce entusiasta, le sua. Si sente che gli costa essere arrivato a un momento della vita in cui «devi mettere un punto e dire basta». Alea iacta est, insomma, la decisione è presa: lasciar andare per la loro strada questi oggetti speciali, concreti, ma dotati di un’aura spirituale. E infatti: dove sta il fascino di una prima edizione?






