Possiede 10mila riviste, “ma potrebbero essere anche il doppio”, scherza il critico e collezionista. Dallo storico appartamento nell’East Village, sfoglia il passato attraverso i pezzi che più gli sono rimasti nel cuore

di Maurizio Fiorino

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Per oltre cinquant’anni, Vince Aletti ha ritagliato immagini da riviste e libri, conservandole poi in un cassetto di una delle sette stanze del suo appartamento nell’East Village, a New York. A un certo punto, ispirandosi all’Atlas di Gerhard Richter e all’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg, il critico d’arte – nonché collezionista tra i più importanti d’America – ha pensato di mostrare al resto del mondo il suo universo, come dire, ritagliato. È nato così, qualche anno fa, The Drawer, un volume che rappresenta a tutti gli effetti una celebrazione della carta stampata. “Quel libro attraversa praticamente ogni ossessione e feticcio: da Richard Avedon e Susan Sontag, da Bob Mizer a Bad Bunny”, racconta.

E se della sua collezione molto si è scritto – per la cronaca, Aletti possiede circa 10mila riviste, “ma potrebbero essere facilmente il doppio” – della sua vita privata, in realtà, si conosce poco. “Cosa volete sapere? Mi sveglio al mattino, tutti i giorni, come fanno gli altri esseri umani”, scherza.