VENEZIA - Chiude di nuovo in rosso il titolo di Ascopiave, nel pieno della bufera sulla governance, alla vigilia del rinnovo dei componenti del consiglio di amministrazione previsto per il 22 aprile. Ieri sera, la quotazione della multiutility trevigiana è scesa del 2,44%, a 3,595 euro per azione. È andata meglio di mercoledì, quando il titolo aveva perso il 4,66%, chiudendo a 3,685 euro, dopo il declassamento sancito dagli analisti di Kepler Cheuvreux, proprio alla luce del «rischio di un cambio di management, che potrebbe influire sulla credibilità dell'attuale piano industriale, appena pubblicato un mese fa».

Insomma, l'ottavo giorno dopo l'avviso di sfratto a Nicola Cecconato, presidente, amministratore delegato e direttore generale di Ascopiave, la bufera non è più soltanto politica ma anche finanziaria, considerato che l'azienda è quotata in Borsa sul segmento Euronext Star Milan. Se già l'altro ieri il calo del titolo aveva fatto tremare quei sindaci azionisti che contano sui dividendi per rimpolpare le coperture, sempre più risicate, dei propri Comuni, ieri l'attenzione dei primi cittadini all'andamento del titolo non è calata, rimbalzando di chat in chat.

Del resto, la ricerca degli analisti sottolineava come il rischio di un cambio di management potrebbe compromettere la credibilità dell'attuale piano aziendale, pubblicato appena un mese fa. L'idea di una rivoluzione al vertice si era palesata la scorsa settimana. Dopo che Asco Holding (la società a trazione leghista, che annovera come azionisti 77 Comuni e 9 soci privati) aveva proposto una modifica statutaria che interviene in due direzioni: maggiori poteri all'assemblea della "Piave" (e meno al cda); riassetto della governance per evitare la concentrazione nella stessa persona delle tre cariche di presidente, amministratore delegato e direttore generale. Mettendo fine, di fatto, all'era di Nicola Cecconato, da nove anni alla guida della multiutility di Pieve di Soligo.