TREVISO - «Non è una questione della Lega: se un leghista parla di Ascopiave, lo fa a titolo personale, non a nome del partito, che deve starne fuori». Prima di ieri, Alberto Stefani non si era mai espresso tanto esplicitamente sulla vicenda della multiutility trevigiana («non mi sono occupato del caso Ascopiave, come in generale non mi occupo delle società quotate», la premessa). Ma ora, le sue parole sono pregne di significato.

Considerato che il governatore del Veneto è anche vicesegretario federale del Carroccio. Destinatario implicito del messaggio di Stefani è il collega di partito Dimitri Coin, segretario provinciale di Marca. Dal quale sarebbe partito, nei giorni scorsi, l'"avviso di sfratto" al presidente, amministratore delegato e direttore generale di Ascopiave, Nicola Cecconato. Al quale Stefani indirizza parole di stima: «Credo che il lavoro fatto da Nicola Cecconato in questi anni sia molto buono e i numeri lo dimostrano». Insomma, il fatto che il partito «deve starne fuori», suona più o meno come la volontà di prendere le distanze dal "blitz" di Asco Holding, con la regia della Lega, verso il comando di Cecconato, da nove anni alla guida della società, quotata a Piazza Affari.