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Per quasi due settimane la PLAAF ha fermato le sortite vicino a Taipei. Sul tavolo ci sono tre ipotesi: tregua con gli Usa, epurazioni interne o nuove mosse militari
Dal 27 febbraio sino al 12 marzo, il Ministero della Difesa di Taiwan ha segnalato zero velivoli dell'Aviazione dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF – People's Liberation Army Air Force) operanti intorno a Taiwan: una pausa insolitamente lunga in un'attività che la Repubblica Popolare Cinese ha svolto, in modo quasi quotidiano, da due anni a questa parte.
I voli di caccia e di altri aerei militari cinesi all'interno della Zona di Identificazione della Difesa Aerea (ADIZ – Air Defense Identification Zone) taiwanese, effettuati come schemi di addestramento, transiti e operazioni di routine per mettere sotto pressione le difese dell'isola, sono misteriosamente cessati (fatta eccezione per due sole intrusioni il 6 marzo) in concomitanza con l'avvio dell'operazione “Epic Fury” nel Golfo Persico, e forse non è un caso come vedremo a breve. Sempre nello stesso periodo, l'attività della marina militare cinese (PLAN – People's Liberation Army Navy) nella stessa zona è invece proseguita senza sosta. Perché questa interruzione?






