Lo sbattere di una porta o il rombo di un’auto sportiva che sfreccia per strada fanno parte dei suoni quotidiani delle città, quel rumore di fondo che il nostro cervello di solito filtra in automatico. Ma via via che la guerra in Medio Oriente s'inasprisce, molte persone che vivono nella regione raccontano che quegli stessi suoni ora sembrano più intensi.
Un botto improvviso non è più solo rumore. Per una frazione di secondo, il cervello passa in rassegna diverse possibilità: lavori in corso, un motore che aumenta i giri, ma anche l’intercettazione di un missile nel cielo.
Per molti residenti dei paesi del Golfo persico questa sensibilità accentuata è una novità. Ma per milioni di persone che vivono da anni in contesti di conflitti prolungati – in luoghi come Libano, Siria e Palestina –, restare costantemente in ascolto per captare suoni potenzialmente minacciosi fa da tempo parte della vita quotidiana.
Gli psicologi chiamano questa sensibilità accentuata ipervigilanza: un meccanismo di difesa che rende il cervello più attento ai possibili pericoli. Invece di filtrare automaticamente il rumore di fondo, si inizia a scandagliare costantemente l’ambiente circostante alla ricerca di minacce.






