PIEVE DI SOLIGO - «È una situazione orrenda, ma la mia famiglia è stata in gamba» spiega Ettore Bubola, l'unico figlio del dentista 59enne che durante la rapina non era in casa. Preoccupato per i suoi familiari, il 22enne si è precipitato a Pieve di Soligo dall'università. «Hanno reagito con sangue freddo nonostante la violenza dei rapinatori. E alla fine, tutto sommato, è andata bene. Questo non toglie che non è possibile aprire la porta alle nove di sera e trovarsi uno sconosciuto con un coltello che vuole rubarti tutto ciò che hai in casa».

Passato il pericolo, infatti, la paura di quegli istanti rimane: i coltelli dei tre rapinatori puntati prima alla gola della donna, poi a quella della figlia diciassettenne. E una pistola sollevata a scoraggiare i due uomini di famiglia, Alessandro Bubola, odontoiatra di 59 anni, e il figlio di 19, dal tentare un'altra reazione fisica. Un quadretto terrificante di cui nessun altro vicino, mercoledì sera, si è accorto. I residenti della via hanno sentito solo più tardi l'arrivo dell'ambulanza e, prima, dei carabinieri della stazione di Pieve di Soligo.

L'unico ad aver riportato lesioni, oltre al rapinatore ferito al volto e in particolare agli occhi, è stato il 59enne, che ha trascorso una notte al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria dei Battuti di Conegliano. La famiglia ha sottolineato la tempestività dei carabinieri. «Avevamo avuto un altro tentato furto in passato e non era stato possibile intercettare gli autori. Questa volta, invece, alle tre e mezza di notte i carabinieri avevano già intercettato uno dei responsabili».