In un’epoca in cui l’alimentazione è spesso veloce, stressante e ricca di cibi processati, la domanda “ho bisogno di integratori?” è sempre più diffusa. Tra suggerimenti sui social, pubblicità e consigli non sempre scientifici, diventa difficile capire quando l’integrazione vitaminica sia realmente necessaria. Per fare chiarezza, abbiamo intervistato il Dott. Fabio Gregu, biologo nutrizionista, che ci guida tra miti e realtà dell’integrazione, spiegando quando è utile, quali carenze sono più diffuse e quali rischi comporta un uso non mirato.

Secondo il Dott. Gregu, l’integrazione di vitamine e minerali ha senso soprattutto quando le carenze sono documentate dagli esami del sangue o in momenti di maggiore fabbisogno dell’organismo. Questi periodi possono includere allenamenti intensi, fasi post-influenzali, periodi di astenia o momenti di forte stress fisico e mentale. “Con una dieta equilibrata e variata, ricca di cibi di stagione e di qualità e limitando alimenti processati o ultra-processati, spesso non è necessario integrare tutto”, spiega il nutrizionista.

Le carenze più comuni, secondo la sua esperienza clinica, riguardano vitamina D, folati, vitamina C e Coenzima Q10. Questi deficit sono spesso legati a uno stile di vita moderno, caratterizzato da poca esposizione al sole, ritmi frenetici e alimentazione incompleta. Tra i segnali più frequenti che possono indicare una carenza ci sono stanchezza persistente, calo di energia, difese immunitarie basse e un recupero lento dopo sforzi fisici. “Gli esami del sangue rimangono comunque il modo più affidabile per individuarle e valutare la reale necessità di integrare nutrienti specifici”, sottolinea il Dott. Gregu.