Nella notte tra il 15 e il 16 marzo si terrà la 98ª edizione degli Academy Awards, durante la quale verranno assegnati gli Oscar 2026, il riconoscimento più prestigioso nel mondo cinematografico. Tra i titoli in corsa per il premio come miglior film figurano opere tratte da libri, come Frankenstein e – seppur solo in parte – Hamnet, nonché film che riprendono e rielaborano in chiave narrativa la vita di personaggi noti nel loro tempo e nel loro contesto culturale, come Marty Supreme.Questo fenomeno non sorprende se si considera che, come osservato da filosofi e antropologi, la cultura visuale e cinematografica costituisce oggi una delle principali chiavi di lettura della produzione artistica contemporanea. Non solo: le storie, quando funzionano, viaggiano attraverso diversi media. Per dirla con Jünger Müller, i media non possono più essere concepiti come monadi isolate. Un libro può diventare film, serie TV, spettacolo teatrale o addirittura videogioco, con un effetto moltiplicatore sul pubblico e sul mercato.Questa intermedialità non rappresenta soltanto una questione artistica o creativa, ma coinvolge in modo significativo anche la dimensione giuridica e normativa. Ogni adattamento, infatti, e più in generale ogni passaggio di un'opera da un medium all'altro, comporta la necessità di verificare attentamente i diritti d'autore esistenti e di ottenere le autorizzazioni necessarie per la rielaborazione, la trasformazione o la diffusione dell'opera originaria. Poiché l'attuale ecosistema culturale e mediale si fonda in larga misura su una fitta rete di trasposizioni, adattamenti e rielaborazioni tra linguaggi differenti, la gestione dei diritti assume un ruolo centrale dell'intero processo produttivo. Un'adeguata pianificazione e negoziazione incentrata sulla cessione dei diritti consente non solo di garantire il rispetto della normativa sul diritto d'autore, ma anche di prevenire eventuali controversie legali che potrebbero bloccare, rallentare o compromettere lo sviluppo e la distribuzione di una produzione.Opere derivate e clearance dei dirittiAlcuni dei film candidati agli Oscar, come Frankenstein di Guillermo Del Toro, così come altre produzioni che hanno recentemente attirato l'attenzione del pubblico, quale ad esempio il dibattutissimo Cime tempestose, nascono da opere letterarie preesistenti. Nel diritto d'autore italiano, il passaggio di un'opera da una forma espressiva a un'altra è definito con un termine specifico: opera derivata. Con questa espressione si indicano tutte quelle opere che nascono dalla trasformazione, elaborazione o adattamento di un'opera preesistente, come ad esempio, un romanzo che viene trasposto in un film, in una serie televisiva o in uno spettacolo teatrale.Le opere derivate mantengono quindi un rapporto diretto con l'opera originaria, dalla quale traggono contenuti, struttura narrativa o elementi espressivi, pur presentando una nuova forma e un diverso linguaggio mediale.La legge sul diritto d'autore (L. 633/1941) riconosce all'opera derivata una tutela autonoma, a patto che presenti un apporto creativo proprio. C'è, però, un limite: la nuova tutela non cancella né indebolisce i diritti sull'opera originale. Di conseguenza, per trasformare un libro in un film o in una serie TV serve comunque il consenso dell'autore dell'opera originaria, degli eredi di quest'ultimo o, più in generale, dei titolari dei diritti. Ed è qui che entra in gioco la parte meno visibile, ma decisiva, dell'industria culturale: i contratti.Nella pratica si tratta di accordi spesso molto complessi, che regolano licenze, compensi, diritti esclusivi, controllo editoriale e, soprattutto, le opzioni sui futuri sviluppi dell'opera stessa, anche in medium diversi da quello originario. Quest'ultimo aspetto, che riguarda soprattutto i casi in cui una saga letteraria può diventare una serie articolata in più stagioni o un franchise cinematografico strutturato in più capitoli, è spesso oggetto di lunghe negoziazioni.Le attività di gestione e ottenimento delle autorizzazioni necessarie dei titolari dei diritti alla rielaborazione si inseriscono nel più ampio contesto della cd. clearance dei diritti, che richiede un controllo capillare nella fase di sviluppo e produzione, volto ad assicurarsi che ogni elemento dell'opera - testi, immagini, musiche, marchi, materiali d'archivio - sia utilizzato legittimamente.Un lavoro di precisione che coinvolge editori, collecting societies, agenzie di licensing, avvocati e spesso gli stessi autori o i loro eredi.Diritti sulle persone e gestione dei personaggi realiNon bastano i diritti sull'opera: quando un film rappresenta persone reali o personaggi riconoscibili, entrano in gioco i diritti della personalità, come il diritto al nome, all'immagine e alla reputazione. Un esempio internazionale è Marty Supreme, film candidato agli Oscar e interpretato da Timothée Chalamet, liberamente ispirato alla vita di Marty Reisman, un leggendario campione di ping-pong americano noto, oltre che per il suo stile spettacolare, per la sua personalità fuori dagli schemi.In questi casi è necessario ottenere il consenso del soggetto titolare dei diritti di immagine della persona rappresentata. Se la persona è ancora in vita, l'autorizzazione deve essere concessa direttamente dall'interessato; nel caso in cui sia deceduta, il consenso deve essere richiesto agli eredi o ad eventuali fondazioni, enti o soggetti che ne gestiscono l’eredità e i diritti di sfruttamento dell'immagine. Ciò è vero soprattutto se si intende utilizzare il nome e l'immagine della persona in modo riconoscibile, centrale e rilevante nella narrazione e nella promozione del film o della serie. Al contrario, se la persona in questione non ha un ruolo particolarmente rilevante nell'opera, non è di norma necessario ottenere una liberatoria, a condizione che non venga fornita un'immagine complessivamente peggiorativa o profondamente alterata rispetto alla realtà.Tuttavia, anche l'inclusione di personaggi secondari tratti dalla realtà non è priva di rischi. Ad inizio anno, Netflix ha risolto transattivamente una controversia intentata da Rachel DeLoache Williams per la sua rappresentazione nella serie Inventing Anna. Nel 2022, infatti, l'ex amica della protagonista della storia, Anna Sorokin, ha citato il colosso dello streaming sostenendo che la serie televisiva rendeva un'immagine distorta della sua persona. Secondo quanto contenuto nell'atto di citazione, Netflix avrebbe scelto consapevolmente, per fini drammatici, di rappresentare Williams come una persona "avida, snob, sleale, disonesta, e opportunista".Questa vicenda dimostra come la rappresentazione di persone reali, anche quando adibite a ruoli secondari, possa dar luogo a contestazioni e controversie qualora non sia preceduta da un'approfondita valutazione degli effetti giuridici e reputazionali.In ogni caso, quando l'obiettivo dell'opera è raccontare fatti ambientati in un contesto storico reale, sussiste un obbligo di continenza narrativa, che impone una verifica particolarmente attenta delle sceneggiature. In Italia, produzioni come 1992, serie tv ideata da Stefano Accorsi, mostrano bene come le situazioni possano essere complesse, proprio per la compresenza e l'intreccio tra verità storica e finzione narrativa: i personaggi realmente esistiti restano sullo sfondo di una vicenda inventata e, in tali casi, potrebbe non essere necessaria un'autorizzazione specifica.Diverso è il caso di opere che pongono al centro figure ben riconoscibili, come la serie dedicata a Oriana Fallaci, per la quale è verosimile che sia stato richiesto il consenso degli eredi o dei soggetti che hanno la gestione dei diritti di immagine dell'autrice. Lo stesso dicasi, per esempio, per la recente miniserie sugli 883.La creatività ha bisogno del diritto?L'utilizzo di storie e personaggi reali nelle opere narrative e cinematografiche richiede la stessa attenzione che viene riservata alle opere derivate, poiché implica la gestione di aspetti legali potenzialmente complessi. È quindi necessario trovare un equilibrio tra libertà creativa e tutela dei diritti altrui, garantendo che la rielaborazione artistica non violi il diritto all'immagine, alla reputazione o alla riservatezza dei soggetti rappresentati.Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da un ecosistema mediale in cui le storie si muovono continuamente tra cinema, televisione, editoria, piattaforme digitali e mercati internazionali, la questione della gestione dei diritti assume un'importanza sempre più centrale. Ogni progetto creativo è necessariamente inserito in una rete articolata di autorizzazioni, consensi, e approvazioni, che ne determinano la possibilità di sviluppo, produzione e distribuzione.Per questo motivo, la gestione dei diritti non deve essere considerata un semplice passaggio burocratico, ma una componente strutturale del processo creativo e produttivo. Se da un lato la creatività contemporanea si dispiega con grande facilità attraverso linguaggi e media differenti, dall'altro qualsiasi progetto creativo può realizzarsi al meglio solo quando è presente una solida base giuridica. In altre parole, nell'era delle storie che attraversano media, piattaforme e mercati globali, la creatività può correre veloce, ma senza una gestione attenta e consapevole dei diritti rischia di fermarsi molto prima dei titoli di coda.