TREVISO - Pochi parcheggi ma tanti (troppi) supermercati. Lavori infiniti in stazione, dove si rischia anche «di bagnarsi i piedi», ma anche in città con i lampioni spenti e gli interventi alla fognatura. «Va bene poi che la vecia per la sicurezza fa le ronde, ma cosa fa per chi ha le botteghe chiuse?». Nessun ricorso in appello per la "Contessina Marinella Corsalonga (sensa calsetti), meglio conosciuta come Siora Piébagnai": per il 58esimo anno di fila, è stata condannata al rogo davanti al banco degli imputati tra Ponte Dante e Riviera Garibaldi.

Ieri sera è andato in scena il processo di metà Quaresima, organizzato come sempre dal Gruppo Folkloristico Trevigiano. I capi d'accusa nei confronti della "Contessina Marinella Corsalonga" (nome che riporta a quello del sindaco Mario Conte e alle sue imprese podistiche) sono stati molteplici, elencati in chiave satirica. A partire dai progetti non portati a termine. «Prima contestazione - inizia il cancelliere Lino Pao da Fontane (interpretato da Paolo Rizzo) -: il park in piazza Vittoria non si fa più. Chissà che finalmente si possa chiudere questo discorso cominciato nel 2010». «Avevo ragione», afferma l'accusa (Tatiana Pellizzeri). Che poi incalza: «Quanti supermercati ci sono in Strada Ovest? E quanti ne apriranno ancora? Per non parlare dei rincari: un pallina di gelato è arrivata a costare cinque euro. E poi la vecia non ha mai provato a stare con i piedi scalzi nel sottopasso», riferendosi ai problemi del passaggio ai binari in stazione. A rincarare la dose anche il magistrato Saltabussoea Tarquinio dal Madona del Soco (Maurizio Meneguz): «La vecia è andata alla maratona di Nuova York e le è piaciuto così tanto che adesso ci sono corse ovunque. Poi ci sono le botteghe chiuse: quanto mi fa male vederle così. E intanto la gente non sa dove mettere la macchina». Il nodo parcheggi è stato ricorrente durante tutta l'arringa. Tanto che se si passeggia in città, non è insolito notare la coda di auto «e chi xe dentro sentà el fa pecà» perché è destinato a non trovare uno stallo. «Forse bisognerebbe ovviare il problema con un elicottero che ti viene a prendere dove hai parcheggiato e poi ti riporta alla macchina chiamandolo con un app - ironizza l'accusa, che continua -. Non ci sono più osterie che sappiano fare le ricette originali. E dove sono le rotonde al posto dei semafori? Mancano teatri e auditorium. Ma tanto, mi parlo e non se fa!». La difesa (Renato Pasqualini) risponde: «La tradizione c'è ancora, solo che è gourmet - media - I supermercati sono stati approvati dalla vecia vecia, alla mia tocca sistemare il verde. Il parcheggio in piazza Vittoria? Tanto non sarebbe servito a nulla. E la stazione? Si sa, chi ha sbagliato pagherà». Ma nella lista dei «fatti e misfatti» che si sono accumulati l'anno prima, non sono mancate anche le liste d'attesa all'ospedale e la zona rossa, dove «la vecia fa le ronde così i farabuti i se nasconde». La vecia (Chiara Biscaro) arriva in tempo per dire le sue ultime parole: «Con così tanti lavori e pochi posti, sono arrivata scalza e con i piedi bagnati. Prima di bruciare, lascio ai giovani un marsupio con buona volontà e sani principi e le scarpe a chi deve finire i lavori. Ora bruciatemi! Ma poi portatemi in stazione così mi spengo». Invece, anche stavolta, la contessina è finita nelle acque del Sile. E il sindaco l'ha guardata ardere: «Pensavo peggio - ironizza al termine - ma ora chiamo Rfi per condividere le responsabilità!».