TREVISO - «Basta guardarsi intorno e ci sono minorenni, bambini praticamente, implicati in fatti di cronaca: di che generazione stiamo parlando? Dove sono i genitori? Non così piccoli da non essere nemmeno imputabili». Roberta Bellis, figlia dell’89enne scippata in Pescheria lo scorso gennaio, fatica a trovare le parole nel sapere che altre tre donne hanno subito la stessa sorte di sua mamma. «Proprio qualche giorno fa, l’avvocata che segue il nostro caso mi ha fatto sapere che il tribunale dei minori a Venezia è saturo e chissà quando verrà presa in mano la nostra pratica - afferma -. Cosa devo dire? Alla fine sembra non esserci giustizia».
Dall’episodio di sua mamma sono infatti passati due mesi abbondanti: alle 16.30 di un sabato pomeriggio in via San Parisio, uno studente di 14 anni l’ha aggredita alle spalle per strapparle la borsa. Uno strattone così forte da farla cadere a terra e sbattere la nuca su una fioriera. Considerata la sua età, sarebbe potuta andare anche peggio. La polizia lo aveva individuato poco dopo: 14 anni, con precedenti per furto e resistenza a pubblico ufficiale, studente di una scuola superiore della città. Anche in quel caso, decisive sono state le immagini del sistema di videosorveglianza presente in centro. Gli agenti hanno potuto ricostruire i movimenti del ragazzino nei minuti precedenti e immediatamente successivi allo scippo. Come sospettato fin dall’inizio, l’aggressore ha scelto con cura la sua preda. Lo si nota mentre si avvicina all’89enne senza farsi notare e inizia a seguirla con grande discrezione. Il 14enne ha il volto nascosto da un cappuccio, se lo cala prima di entrare in azione. Lo scippo dura pochi minuti, abbastanza però per ferire l’anziana e lasciarla a terra sotto choc. «Io non dico che un ragazzino così giovane debba andare in carcere - aveva commentato in quell’occasione Bellis -. Va invece sicuramente aiutato, indirizzato in qualche modo. Non lo si vuole fare in carcere? Per me va benissimo. Allora lo si inserisca in qualche struttura in grado di sostenerlo, ma non lo si lasci libero di colpire un’altra persona. Probabilmente avrà anche dei problemi in famiglia...Secondo me però le famiglie andrebbero aiutate, dovrebbero essere seguite dai servizi sociali. Qualcosa bisogna pur fare».











