Ieri era il 12 marzo, Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari. Una ricorrenza che il Veneto ha celebrato con un triste primato, salendo in vetta alla classifica nazionale per l’incidenza degli episodi segnalati rispetto al personale i servizio: 3.153 nel 2025, cioè 67,7 ogni mille dipendenti delle strutture pubbliche. «Inaccettabile ogni aggressione contro chi cura», ha detto il presidente Alberto Stefani, visitando per l’occasione l’Ospedale di comunità e il Pronto soccorso dell’ospedale di Camposampiero, dove ha confermato la misura dei 60 milioni per le indennità nell’emergenza-urgenza.
Quest’ultimo è infatti il settore più bersagliato dagli attacchi, seguito dai servizi psichiatrici e dalle aree di degenza, secondo la relazione dell’Osservatorio istituito dal ministero della Salute, che nella sua premessa evidenzia una precisazione statistica: «La segnalazione delle aggressioni avviene su base volontaria, il che implica che un numero più elevato di segnalazioni non corrisponde necessariamente a una maggiore incidenza del fenomeno in quella specifica area, ma piuttosto a una più attenta attività di monitoraggio». Foss’anche solo più sensibile alla denuncia, e non necessariamente più colpito dal fenomeno, il Veneto è comunque sul podio: terzo per l’incidenza dei medici (49 aggrediti su mille in corsia, dietro alla Lombardia con 55,1 e al Trentino con 62,1); secondo per il tasso relativo agli infermieri con 74,6 (sempre dopo Trento con 90,4). Va un po’ meglio in Friuli Venezia Giulia, dove i valori sono rispettivamente 41,9 per i medici, 54,7 per gli infermieri e 36,1 per il personale totale, ma va detto che in questa regione risultano delle incertezze nei dati poiché le 563 segnalazioni non corrispondono alle 776 persone coinvolte sommando uomini e donne, né alle 722 considerate mettendo in fila le fasce anagrafiche.











