Per nulla preoccupato dalle ultime minacce del regime iraniano – l’avvertimento del giustiziere, che sarebbe poi il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani, è arrivato su X: «Sta’ attento a non essere eliminato tu» – Donald Trump ieri ha continuato sulla strada dell’ottimismo. Per l’immagine, certamente, resta pur sempre uomo da audience, e per allentare la tensione sui mercati, resta pur sempre un affarista, ma anche perché ha una via d’uscita.

È per l’immagine che ha affermato che, segue elenco, in Iran «non c’è praticamente più nulla da colpire» e che «la guerra finirà presto, quando lo decido io e sta andando alla grande», che «siamo molto in anticipo sui tempi previsti» e «abbiamo causato più danni di quanto pensassimo», che se lo volessero gli Stati Uniti potrebbero prendere di mira «ancora più obiettivi e con attacchi molto peggiori» rispetto a quelli messi a punto finora e che il regime si trova a capo di un Paese oramai «decimato», che potrebbe essere distrutto «in un’ora», al punto che «non saranno mai in grado di ricostruirlo (senza di noi, è il sottinteso, ndr)».

La disparità di forza militare è tale che per la Repubblica islamica il conflitto «è una guerra, mentre per noi è stata una piccola incursione di un paio di settimane», è la battuta finale. È per i mercati che ha invitato le petroliere internazionali ad attraversare lo Stretto di Hormuz e che ha assicurato che il prezzo del petrolio calerà, anche perché «quasi tutta la loro marina è andata perduta. Abbiamo colpito 28 navi portamine fino adesso, usando la stessa arma, esattamente la stessa arma che usiamo contro i narcotrafficanti. Vedrete una grande sicurezza nello Stretto». Secondo quanto riportato da Reuters, negli ultimi giorni Teheran avrebbe posato nell’area una dozzina di mine. Ma Washington, ha detto la portavoce della Casa Bianca Karolie Leavitt, «non permetterà ai terroristi iraniani fuorilegge di fermare la libertà di navigazione e il libero flusso di energia».