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10 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:20

In Iran sarà una “escursione a breve termine“. Ma allo stesso tempo “non molleremo finché il nemico non sarà totalmente e decisamente sconfitto”. Perché l’Iran “in una settimana ci avrebbe attaccato al 100%. Era pronto”. Ma ora “siamo molto vicini alla fine” e la guerra “finirà presto“. Ma “no”, non questa settimana. Sono alcuni dei passaggi del discorso che Donald Trump nella notte italiana ha rivolto ai repubblicani del Congresso riuniti al Trump National Doral di Miami, rendendo omaggio ai militari americani che hanno perso la vita nell’operazione “Epic Fury“, nel giorno in cui il Pentagono ha identificato la settima vittima.

In giornata il capo della Casa Bianca aveva sentito al telefono Vladimir Putin. Una chiamata di oltre un’ora, incentrata sul conflitto in Medio Oriente e sull’Ucraina. Con Mosca che ha inviato un messaggio chiaro: “Il successo dell’avanzata delle truppe russe in Donbass dovrebbe incoraggiare Kiev a risolvere il conflitto attraverso i negoziati“. Con l’implicita richiesta al tycoon di intensificare la pressione su Volodymir Zelensky, preoccupato dal rinvio del nuovo round di colloqui proprio per la crisi iraniana. Un fronte, quest’ultimo, su cui Mosca finora non si è esposta se non con appelli alla de-escalation e gli auguri alla nuova Guida Suprema con la promessa di “una partnership affidabile”. Putin ha così ribadito a Trump la necessità di trovare una “rapida soluzione diplomatica”. Una partita che incrocia i due scacchieri con i due leader che si sono detti “pronti” a contatti “regolari” dopo questa telefonata “costruttiva e aperta”, la prima da due mesi. La telefonata è stata “buona”, “abbiamo parlato dell’Ucraina”, ha confermato Trump a Miami, sottolineando che il presidente russo vuole “essere d’aiuto in Medio Oriente”, “gli ho detto che dovrebbe essere utile a mettere fine alla guerra in Ucraina”.