Hai voglia di sentire le inflazionate parole “tradizione e innovazione”. Perché quando la tradizione si tocca, o si stravolge, si fa presto a scatenare un polverone.

L’ultimo, in salsa piemontese, vede protagonista (o vittima) il dolce tipico: il bonèt. Un morbidissimo dessert al cucchiaio, un budino cotto a bagnomaria, vellutato e dal sapore intenso, in un mix tra cioccolato, latte, amaretti, un pizzico di liquore e uova. Sì, perché l’utilizzo delle uova è da sempre caratteristica del bonèt.

La ricetta perfetta: il bunet con i consigli della chef Valentina Chiaramonte

La trasmissione

Invece durante la puntata di Alessandro Borghese – 4 Ristoranti dedicata alle piole torinesi (in competizione la Piola di Reaglie, la Trattoria Cerere, la Trattoria del Falabrach e la Piola sabauda) succede questo: arriva un bonèt che non convince tutti, a partire da Francesca Lazzerin della Trattoria Cerere che, trovandolo troppo liquido, osserva “non hanno messo abbastanza uova“. Un altro concorrente, Roberto Forno, della Piola sabauda, sgrana gli occhi e risponde: “Scusa, le uova nel bonèt?”. Il resto lo fa il montaggio che snellisce una trasmissione di grande successo. Ecco Forno davanti alle telecamere ribadire: “Sono piemontese e piulè ed è una bestemmia dire che nel bonèt ci va l’uovo”.