TREVISO - Il suo video, postato su Facebook, era diventato virale. Definiva l'informazione sul Covid-19 come «terrorismo mediatico per nascondere il business delle mascherine» e tutte le misure anti contagio come «bugie di Stato». A distanza di cinque anni e mezzo da quel reportage girato all'interno dell'ospedale Ca' Foncello, la giustizia ha presentato il conto a Francesco Fella, 48enne trevigiano legato alla sfera dei negazionisti della pandemia: un anno di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per i reati di diffamazione, violazione di domicilio e interferenza illecita.

Non solo: l'Usl 2, che si era costituita parte civile con l'avvocato Federico Vianelli, chiedendo un risarcimento danni di 300mila euro, ha ottenuto un provvisionale di 3mila euro che il 48enne dovrà subito versare all'azienda sanitaria. La quantificazione reale del risarcimento che spetterà all'Usl verrà definita in sede civile. Il pubblico ministero, al termine della requisitoria, aveva chiesto una condanna a un anno e sei mesi di carcere ma il giudice ha deciso di contenere l'entità della pena.

Era il 10 novembre 2020, in pieno lockdown (il secondo, entrato in vigore quattro giorni prima, ndr) e Francesco Fella, armato di telefonino, si era introdotto al Ca' Foncello. «Siamo all'ospedale di Treviso e non c'è anima viva - diceva nel video girato all'interno del nosocomio trevigiano - Silenzio. Peraltro siamo nella sezione dei malati infettivi, quindi quella dotata di rianimazione e di tutto quello che servirebbe per l'emergenza di una pandemia. Ma qui non c'è niente, zero». Nelle immagini si aggirava nel piazzale antistante il reparto di malattie infettive, per poi varcarne la soglia.