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26 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:50

In rete Fabrizio Corona grida alla censura: “Un giudice mi diffida e mi censura mentre indago su fatti GRAVI. Ma se oggi zittiscono me, ragazzi domani zittiscono voi”. E invita tutti a fare “casino”. Ragioni che, in altri termini, aveva espresso davanti al Tribunale Civile di Milano che però ha deciso di accogliere quelle di Alfonso Signorini, che aveva chiesto tutela contro la diffusione dei materiali usciti nei racconti di Falsissimo. Il giudice Roberto Pertile ha confermato l’esigenza di tutelare immediatamente i diritti lesi ed evitare un danno irreparabile, ordinando a Corona di ritirare ogni contenuto diffamatorio e privato riguardante Signorini dai propri canali social e dalle piattaforme di hosting. Vanno rimossi da ogni provider e da ogni social media direttamente o indirettamente riconducibile a Corona, tutti i video e tutti i contenuti (testuali, audio) riferiti a Signorini. Inoltre, l’ordinanza vieta di pubblicare, diffondere o condividere qualunque altro video o contenuto di tipo diffamatorio o che comunque danneggi il diritto alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza.

Corona ha rivendicato l’articolo 21 della Costituzione, che assicura a tutti il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. L’articolo 21 dice anche che “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Ma il giudice ha chiarito innanzitutto che le garanzie contro il sequestro o l’inibitoria preventiva non possono essere estese all’attività di Corona su piattaforme digitali poiché mancano i requisiti strutturali di una testata editoriale. In altre parole, il primo problema di Corona è il media utilizzato. Se Falsissimo fosse una testata giornalistica, Signorini avrebbe dovuto fargli causa, ma quanto pubblicato non avrebbe potuto essere sequestrato. Per beneficiare delle tutele previste per la stampa, un’attività deve essere inquadrata in una struttura con un direttore responsabile e una redazione organizzata, finalizzata all’attività professionale di informazione. In particolare, il tribunale osserva che Corona non è iscritto all’albo professionale, non è soggetto a controlli editoriali, né deontologici né di responsabilità interna e dunque, piaccia o no, i suoi video non sono “assimilabili a un prodotto giornalistico” protetto dall’articolo 21 della Costituzione.